Participant Information
First Name: Damiano
Last Name: Bianco
Self-introduction:
Master's Degree in Chinese Language, Culture and Economic-Legal Institutions at Ca' Foscari University of Venice
Design Information
Quest’opera nasce dal dialogo profondo tra due civiltà che, nel corso della loro storia, hanno affrontato la stessa questione fondamentale: in che modo la forma può aspirare all’eternità.
La tradizione artistica italiana, da Roma al Rinascimento, ha affidato questa aspirazione alla materia. Il marmo e il bronzo, attraverso il canone, la proporzione e la scultura monumentale, hanno cercato di fissare la forma nel tempo, accettando anche la rovina e il frammento come parte della sua stessa permanenza.
La tradizione artistica cinese ha invece affidato l’idea di eternità alla trasmissione. Nella pratica della copia, nella ripetizione del gesto e nella continuità della scuola, la forma non è mai intesa come definitiva, ma come qualcosa che sopravvive solo attraverso la sua costante rigenerazione. L’originale non è un punto di arrivo, ma un’origine in movimento.
Forma che attraversa il tempo non rappresenta una figura conclusa, ma il processo stesso attraverso cui la forma viene ricordata, trasformata e mantenuta viva. L’opera prende avvio da un modello ispirato alla scultura romana e rinascimentale, fondato sul canone e sull’equilibrio proporzionale, per essere poi sottoposto a una continua rigenerazione digitale.
Attraverso l’uso di strumenti algoritmici e di intelligenza artificiale, la scultura viene ricreata più volte a partire da se stessa. Ogni nuova versione conserva la struttura e le proporzioni originarie, ma introduce variazioni minime e inevitabili, rendendo impossibile l’esistenza di una forma unica e definitiva. In questo processo, la copia non è imitazione, ma atto di memoria e di creazione; la variazione non è deviazione, ma continuità.
L’opera esiste quindi in uno stato di transizione permanente, in cui la stabilità del canone classico incontra la logica della trasformazione continua. La forma non viene preservata perché immutabile, ma perché capace di attraversare il tempo cambiando.
Nel contesto della contemporaneità digitale, Forma che attraversa il tempo celebra il dialogo tra Italia e Cina come incontro tra due concezioni complementari della classicità: una che ha cercato l’eternità nella resistenza della materia, e una che l’ha affidata alla forza della trasmissione. In questo spazio condiviso, la scultura non è più solo oggetto, ma processo, memoria e divenire.
Descrizione tecnica e modalità di realizzazione
L’opera si basa su un modello tridimensionale iniziale ispirato alla scultura classica romana e rinascimentale, concepito come forma tipologica e non come citazione di un’opera specifica. Il modello di partenza è costruito secondo principi canonici di proporzione, equilibrio e distribuzione dei volumi, che costituiscono la struttura invariabile del progetto.
Questo modello viene tradotto in parametri digitali misurabili, comprendenti rapporti dimensionali, assi di simmetria, punti di equilibrio e superfici principali. Tali parametri definiscono il “canone” dell’opera e fungono da vincolo strutturale per tutte le successive trasformazioni.
A partire da questa base, viene avviato un processo generativo iterativo. Attraverso algoritmi di variazione controllata e sistemi di intelligenza artificiale, il modello viene rigenerato più volte, utilizzando ogni output come punto di partenza per la generazione successiva. Le variazioni introdotte agiscono su micro-volumi, superfici, texture e transizioni formali, senza alterare le proporzioni fondamentali e l’impianto strutturale.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale non è quello di creare una nuova forma autonoma, ma di simulare un processo di trasmissione, in cui la ripetizione produce differenza. Ogni versione della scultura è al tempo stesso copia e trasformazione della precedente, secondo un principio di continuità progressiva.
L’opera può essere presentata come singola scultura digitale in stato di transizione, come sequenza di più versioni che documentano il processo generativo, oppure come animazione o loop digitale che rende visibile la trasformazione continua della forma. In ogni configurazione, non viene mai definita una versione finale: la scultura è concepita come forma aperta, potenzialmente infinita.
